
Le politiche alimentari del futuro vanno al di dà del settore agroalimentare. Oggi, riguardano il clima, la salute, la giustizia sociale, l’economia e la capacità dei territori di costruire resilienza. È questa la visione al centro del white paper Food Policies Beyond Food, sviluppato da SMILY Academy in collaborazione con ConfBenefit AISBL, Indigenous Peoples’ Climate Justice Forum, G100 Indigenous Communities and Integration e di Best4Food – Food Science and Technologies Center dell’Università di Milano-Bicocca. Ed è questo il cuore dell’articolo di Claudia Laricchia, Responsabile delle Relazioni Internazionali e della Comunicazione Istituzionale di Best4Food sul magazine indiano Mahabahu, letto in oltre 50 Paesi. Articolo completo qui: From New York to Europe to Malaysia: a new generation of food policies is ready for adoption – Mahabahu.com
Lo studio è stato selezionato dal New York City Food Policy Center e da Hunter College e presentato in anteprima nel corso dell’Indigenous Peoples’ Food Policy Summit, un innovativo framework per le politiche alimentari urbane basato sull’integrazione del cosiddetto Indigenous Factor. Il documento propone una riflessione che parte da una constatazione semplice ma profonda: il cibo rappresenta oggi uno dei principali punti di incontro tra alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo. Cambiamento climatico, salute pubblica, perdita di biodiversità, fragilità delle filiere alimentari e disuguaglianze sociali sono fenomeni interconnessi che richiedono approcci sistemici e nuovi modelli di governance. Tre sono gli elementi chiave individuati dal framework.
Il primo è il riconoscimento che le food policies non possono più essere considerate esclusivamente politiche del cibo. Ogni decisione relativa ai sistemi alimentari ha implicazioni dirette sulla salute delle persone, sulla resilienza climatica delle comunità, sullo sviluppo economico locale e sulla qualità della vita urbana.
Il secondo elemento è l’Indigenous Factor, inteso come integrazione di conoscenze e pratiche che derivano dai sistemi alimentari delle comunità indigene: intelligenza ecologica, tutela della biodiversità, sovranità alimentare, pratiche rigenerative, governance comunitaria e pensiero relazionale. In questa prospettiva, la resilienza non nasce soltanto dall’innovazione tecnologica, ma soprattutto dalla qualità delle relazioni tra persone, ecosistemi, territori e comunità.
Il terzo elemento riguarda la governance. Il white paper propone la creazione di veri e propri Territorial Impact Ecosystems, ecosistemi territoriali in cui amministrazioni pubbliche, università, imprese orientate all’impatto, produttori, operatori della ristorazione, investitori, fondazioni, organizzazioni della società civile, reti giovanili e comunità indigene collaborano come co-progettisti di strategie locali di resilienza.
In questo modello, il cibo diventa una vera e propria infrastruttura vivente. Le mense scolastiche e ospedaliere possono trasformarsi in strumenti per sostenere filiere locali e sane; le scuole possono diventare luoghi di educazione alimentare e climatica; la ristorazione può contribuire alla valorizzazione delle produzioni rigenerative e delle identità culturali dei territori; la ricerca universitaria può tradursi in soluzioni concrete per le comunità.
Per Best4Food e per l’Università di Milano-Bicocca, la partecipazione a questo progetto rappresenta un’opportunità per rafforzare il dialogo tra ricerca scientifica, innovazione sociale e trasformazione dei sistemi alimentari. Il framework offre infatti una piattaforma concreta per mettere in connessione competenze accademiche, amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini nella costruzione di modelli alimentari più sostenibili, inclusivi e rigenerativi.
Il viaggio iniziato a New York proseguirà nei prossimi mesi in occasione del Women Economic Forum 2026 di Kuala Lumpur e del Women Economic Forum di Torino, dove il framework sarà ulteriormente discusso e sperimentato con decisori politici, ricercatori, imprenditori e organizzazioni internazionali. La sfida è ambiziosa ma necessaria: utilizzare le politiche alimentari come leva per rigenerare territori, rafforzare comunità e accelerare la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili. Perché il futuro del cibo coincide sempre più con il futuro delle nostre città.
